UN ACQUARIO PARTICOLARE (parte prima)

Il nostro "particolare" modo di vivere il rapporto con la natura, che da sempre ha costituito un fattore determinante nella realizzazione di un acquario, ha certamente condizionato le scelte nell'allestimento di quello oggetto di questo articolo. Quando decidemmo di realizzare l'acquario "bonsai" di cui andremo a trattare, ci eravamo prefissi di ricreare qualcosa di diverso dal solito, che fosse una finestra affacciata su un "vero" angolo di natura in cui le piante rappresentassero l'elemento principale. Dunque, non un acquario di pesci oppure un acquario con pesci e piante come tanti; ma solo un acquario di piante e per le piante. Nella scelta di queste, inoltre, non ci si sarebbe dovuti basare soltanto su aspetti esterni di carattere morfologico quali la forma delle foglie od il colore; ma anche e, soprattutto, sulla base del ruolo ecologico che sarebbero andate ad esercitare all'interno della piccola vasca che ci accingevamo a realizzare. Certamente qualcuno potrà storcere il naso in merito alla nostra decisione di non ospitare pesci. Abituati come spesso siamo a considerare le piante quali organismi di un'inanimata staticità, non vi è da sorprendersi quantomeno dello stupore suscitato dalla nostra scelta. Eppure se provassimo ad accostarci al mondo che ci circonda con un atteggiamento diverso, più rilassato e lontano dalla caotica frenesia che ormai tutto pervade, capiremmo quanto un'attenta osservazione anche di qualcosa solo all'apparenza statico potrebbe svelarci.
Così scriveva Konrad Lorenz in "L'anello di re Salomone": "Se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ciò che ho imparato a comprendere in quelle ore di meditazione di fronte all'acquario, e sull'altro ciò che ho ricavato dai libri, come rimarrebbe leggero il secondo!"
L'acquario come fonte di osservazione alla scoperta di sempre nuove trasformazioni. L'osservazione come mezzo indispensabile per ampliare le proprie conoscenze e le piante come uniche protagoniste insieme al "magico fiorire" di quei piccoli organismi che con la presenza dei pesci non avrebbero potuto trovare così ampio spazio. Ecco dunque il filo conduttore per ciò che ci apprestavamo a realizzare.
Verso la realizzazione
La scelta di optare per un acquario bonsai, dato che la gestione sarebbe quasi interamente ricaduta sull'autrice, è stata la prima e forse la più semplice. Un acquario di piccole dimensioni prospettava una manutenzione certamente meno impegnativa, permettendo anche di giostrare con cambi d'acqua di proporzioni più contenuti. La scelta di un "layout" il più naturale possibile con la decisione di rinunciare a certe esasperazioni che fanno parte di un determinato modo di vivere questa passione, pur sempre con qualche modifica e personalizzazione, consentivano poi di orientare ulteriormente il tutto verso una gestione in cui l'intervento dell'uomo fosse estremamente limitato. Tutte le scelte successive avrebbero dovuto quindi sottostare a questa importante premessa.
Volendo creare comunque un piccolo scorcio di natura dall'aspetto piacevole e non una sorta di groviglio confuso di piante, ma anche il gusto di indugiare nella fase di progettazione e documentazione fece si che i tempi per la realizzazione si allungassero di qualche mese. Il fattore che più "preoccupava"era certamente quello relativo alla dimensione della vasca. Come riuscire a conciliare al meglio le sue piccole dimensioni con il desiderio di limitare al massimo ogni intervento? Anche se, coi suoi 25 litri netti, non era forse delle più piccole nell'ambito di questa tipologia, sicuramente questo dato di fatto ha influito non poco sulle scelte successive. Per non dover limitare troppo la varietà delle piante si decise di allestire un acquario senza riscaldatore: le basse temperature prevedibili per i mesi meno caldi avrebbero almeno in parte limitato la loro velocità di crescita consentendo d'introdurne anche ad accrescimento rapido senza per questo obbligare a continue ed estenuanti potature.
Il nostro piccolo acquario temperato d'acqua dolce incominciava a prender forma.
Prima di procedere oltre dovevamo però deciderne la collocazione assicurandoci di posizionarlo in un locale la cui temperatura non scendesse oltre determinati valori e la cui escursione termica quotidiana fosse limitata. Il soggiorno, dato che il nostro piccolo "laboratorio" era saturo di vasche, si rivelò come l'ambiente migliore anche per il motivo non trascurabile che si sarebbe potuto avere sempre sott'occhio per seguirne con precisione le piccole e grandi trasformazioni che sarebbero andate ad interessarlo nel corso del tempo. Non restava ora che scegliere il substrato più adatto.
Il terriccio come substrato per piante sommerse
Per il prevalere del desiderio di sperimentazione, di lontani ricordi d'infanzia, come anche a seguito della lettura di un vecchio testo risalente agli anni '70, si decise di utilizzare come substrato per il nostro acquario terriccio per piante da giardino. Pur essendo abbastanza discordanti, i dati in letteratura indicano il terriccio quale fonte in grado di apportare azoto e carbonio organico, insieme ad importanti micronutrienti. Pertanto, il suo utilizzo come substrato ci pareva del tutto promettente e meritevole di sperimentazione. Ma che cos'è e come si ottiene esattamente il terriccio da giardino? Quali sono le caratteristiche che ci permettono di preferirne uno piuttosto che un altro?
Nel corso degli anni i primi terricci per piante d'appartamento, da giardino od ortofrutticole, costituiti quasi esclusivamente o prevalentemente da terreno di giardino, vennero via via sostituiti con terricci "artificiali" intendendo con questo termine una miscela di terra costituita da materia organica, derivata da organismi viventi e di materia inorganica come ad esempio minerali.
Si vennero così a trovare in commercio terricci aventi composizione e caratteristiche chimiche molto diverse e tali non solo da ovviare agli inconvenienti riscontrati nei primi commercializzati ma anche capaci di rispondere a specifiche esigenze di coltivazione di una grande varietà di piante. Questo ha condotto alla nascita, ad esempio, di terricci privi di calcare da utilizzare per piante calcifughe oppure terricci adatti alle bromeliacee ed alle orchideee che spesso, come molte piante epifite, vivono nel loro ambiente naturale su tronchi e rami degli alberi.
I vantaggi dei terricci attualmente presenti sul mercato sono innumerevoli essendo stati studiati per offrire un prodotto la cui struttura non solo consenta un ottimale passaggio dell'aria o trattenga l'acqua creando un corretto equilibrio; ma che sia anche capace di fornire nutrienti secondo le diverse necessità di coltivazione. Riteniamo anche importante sottolineare il fatto che molti terricci non contengono microrganismi nocivi per la presenza di sfagno di torbiera, data la componente acida conferita dallo stesso. Il trattamento di pastorizzazione della miscela piuttosto che la stabilizzazione microbiologica a cui possono essere sottoposti alcuni suoi componenti li rende poi più sicuri riguardo alla presenza di parassiti e funghi. Esistono anche precise garanzie in termini di atossicità del prodotto. L'origine della materia prima ed il processo di produzione che in alcuni casi non prevede alcun trattamento chimico, permettono di ottenere un prodotto naturale e sano certamente adatto all'utilizzo in acquario.
Un materiale di origine organica quale la torba rappresenta l'elemento base di molti terricci. Proprio la presenza di varie tipologie di torba come ad esempio le torbe bionde o quelle scure conferiscono le diverse caratteristiche che li contraddistingue. Altra torba spesso impiegata è quella irlandese nera ricca in acidi umici e fulvici capaci di migliorare la nutrizione delle piante rendendo più disponibili ed assorbibili gli elementi nutritivi e stimolando al contempo l'attività radicale. Tuttavia, al posto della torba si possono veder impiegati anche fibra di cocco e segatura. I terricci di questo tipo sono prodotti di poco pregio e dal minor costo che andrebbero scartati in partenza per dare la preferenza a quei prodotti i cui componenti rientrano nella composizione naturale del terreno.
Altra importante componente organica dei terricci, paragonabile all'humus del terreno, è il compost.
Si tratta di una una sostanza molto complessa la cui derivazione (attraverso un processo aerobio) può farsi risalire a scarti ligno-cellulosici od originatisi dalla manutenzione del verde ornamentale come anche da rifiuti solidi urbani derivanti da raccolta differenziata. Il processo produttivo del compost è un processo controllato ed ottimizzato di biodegradazione della sostanza organica del tutto paragonabile al processo di degradazione che si verifica in natura nel quale i microrganismi decompositori svolgono un ruolo insostituibile.

Il compost è un materiale ricco di sostanza organica pregiata , di colloidi umici e sali minerali utili a migliorare la fertilità di terreni e terricci capaci di conferire al terriccio anche il ruolo di ammendante. Il prodotto finale non comporta inoltre rischi di carattere igienico-sanitario rilevanti. Le elevate temperature raggiunte durante il processo rendono, infatti, sotto questo punto di vista il prodotto adatto agli scopi prefissi. L'aspetto finale è quello di un terriccio di colore scuro caratterizzato da un contenuto in sostanza secca superiore al 50-60%. Da un punto di vista strettamente biologico il compost è in grado di migliorare le condizioni di assorbimento da parte delle piante quale diretta conseguenza della biomassa microbica capace di caratterizzarlo.
Un altro aspetto senz'altro da non sottovalutare è la presenza nei terricci di sostanza organica umificata e di acidi umici e fulvici capace di prolungare la disponibilità degli elementi nutritivi, sia derivanti da processi degradativi propri che da apporto di fertilizzanti.
Un concime di origine naturale a lenta cessione di cui spesso sono arricchiti i terricci è la cornununghia. La cornunghia deriva dalla macinazione di corna e unghie bovine sottoposte a torrefazione per sterilizzarne e stabilizzarne la matrice organica. La presenza di cornunghia in un terriccio soggetto ad immersione dovrebbe garantire un buon apporto in azoto, fosforo, microelementi e vari composti organici per diversi mesi.
In modo analogo la presenza in alcuni terricci di zeoliti cioè di minerali naturali dotati di forte capacità di trattenere selettivamente alcuni elementi nutritivi essenziali e di cederli con gradualità alle piante dovrebbe prevenire sia situazioni di eccesso quanto all'opposto di carenza nutrizionale.
Il processo di formazione del compost è un processo molto diversificato. Diversi possono essere i materiali di partenza, diverse le loro proporzioni e diversa la durata del compostaggio. Tutti questi fattori incidono in modo rilevante sul livello finale in humus e componenti nutritivi determinando anche variazione del rapporto C/N finale.

Se pur per sommi capi , avendo visto che cos'è un terriccio da giardino, non ci resta che rispondere alla seconda domanda che ci eravamo posti all'inizio di questo paragrafo, cioè quale terriccio scegliere. Secondo la nostra esperienza un terriccio "ideale" dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche:
- Carbonio organico sul secco: 30%
- Azoto organico sul secco: 0,6%
- Acidi umici e fulvici sul secco: 7%
- Rapporto C/N: 50
- Rame totale sul secco: 150 ppm
- Zinco totale sul secco: 500 ppm
- Torba (%) sul tal quale: > 50%
- pH: 7,5
- Salinità:1,5-3,0 mS/cm a 20°C
La scelta di utilizzare un terriccio con caratteristiche igienico-sanitarie adeguate ha orientato verso un prodotto il cui compost derivasse unicamente da scarti vegetali provenienti dalle attività di manutenzione del verde ornamentale. Una volta individuato sul mercato un terriccio con tali caratteristiche, si allestì la vasca inserendone uno strato di circa 2 cm a cui venne sovrapposto uno strato di ghiaietto policromo per uno spessore approssimativo di circa 3 cm. Ovviamente, questo particolare rapporto non fu dettato dal caso ma da precise considerazioni che però esulano dal contesto di questa trattazione.